Breve biografia del nostro Arcivescovo

Una vita donata all’Arcidiocesi Ambrosiana

Monsignor Mario Delpini nasce a Gallarate il 29 luglio del 1951, da Antonio e Rosa. Terzo di sei figli, cresce ad Jerago. Frequenta le elementali al suo paese natale ; e le medie e la quarta e quinta ginnasio ad Arona.

A 15 anni varca la soglia del seminario di Venegono Inferiore. E il 7 giugno 1975 diventa sacerdote, ordinato dal cardinal Giovanni Colombo.

Per dodici anni insegna nel seminario minore della nostra arcidiocesi, conseguendo, nel frattempo, la laurea in Lettere alla Cattolica e la licenza in teologia presso la Facoltà teologica dell’ Italia settentrionale. Frequenta anche l’istituto Patristico Augustinianum di Roma: qui si diploma in Scienze Patristiche.

Nel 1989 diventa rettore del seminario minore di Venegono; e poi dirige quello Maggiore di Milano. Nel 2006 viene nominato vicario episcopale della zona pastorale VI di Melegnano. E l’anno dopo, il 13 luglio, Papa Benedetto XVI lo eleva a vescovo ausiliare di Milano.

Nel 2012 assurge a numero due della nostra arcidiocesi. E tale rimane sino al 7 luglio scorso, quando papa Francesco lo nomina successore del card. Scola.

Molti si chiedono quale figura di pastore incarnerà monsignor Delpini.

Qualcuno lo ha definito un Martini redivivo, meno tormentato e più sereno. Di certo l’ecumenismo sarà il suo cavallo di battaglia, insieme col problema scottante dell’immigrazione.

Sostanzialmente mite, non disdegna colpi d’ala. Piacerà ai fautori del politicamente corretto, anche se non ci penserà due volte a dibattere con essi quando necessario. È rimasto deluso chi avrebbe desiderato un prelato di rottura. Monsignor Delpini incarna, invece, la continuità. Quella che scaturisce dal Vaticano II, ben inteso.

Monsignor Mario, pensiamo, governerà secondo la massima dell’ “et- et”, cogliendo il bene in ogni posizione . Difficilmente praticherà l’ “ aut- aut”, che non gli appartiene culturalmente. Il nuovo arcivescovo di Milano ha il dialogo nelle viscere. E, si sa, chi dialoga quasi mai rompe i piatti ( metaforicamente parlando).

Gaetano

2017-09-24T12:06:21+00:00