Giornata per la vita

Giornata per la vita, giornata di speranza

Il 4 febbraio, prima domenica del mese, la Chiesa italiana celebra la quarantesima “Giornata per la vita“. Venne istituita come risposta alla promulgazione della legge sull’aborto. La quale, a sua volta, aveva ricevuto un’accelerata dal disastro dell’ICMESA di Seveso. Ove, a causa di un malfunzionamento di un impianto, si diffuse diossina nell’aria.

Subito, gli anticattolici incitarono le donne incinte che abitavano lì vicino ad abortire, profetando figli deformati o dementi. Pochi giornalisti poi riferirono che nessun feto allora abortito presentava malformazioni. Molti aborti avvennero alla Mangiagalli di Milano. Dopo qualche tempo, per iniziativa di Paola Marozzi Bonzi nacque un CAV (Centro aiuto per la vita) locale, che finora ha salvato 21.000 bambini dal forcipe della morte. E un fiocco rosa è stato appeso anche per Maria Adele, vivace bimba figlia di una nigeriana e di un manager dei barconi che giornalmente solcano il Mediterraneo.

Incontriamo la mamma di Maria Adele, Marika; un’amica ci fa da interprete.

Marika, da quando sei in Italia?

Da 3 anni. E a Milano da 2. Provengo dalle baraccopoli di Lagos. Da dove un parente mi ha convinto al viaggio – diceva – “verso il benessere“.

Come hai pagato la “crociera della speranza “, chiamiamola così?

Con due anni di prostituzione sulle strade della Lombardia.

Quanti anni hai?

Ventidue.

Quando ti sei accorta di essere incinta?

Quindici mesi fa. Stavo male, vomitavo in continuazione. Ho fatto il test…

Avevi il tuo “protettore”?

È obbligatorio nel nostro ambiente. Il quale incamerava quanto guadagnavo, salvo pochi euro per i miei bisogni personali.

Dove vivevi?

In un appartamento con altre tre nigeriane. Tutte prostitute.

Il padre di tuo figlio chi è ?

Il mio protettore. Che mi estorceva frequenti rapporti personali con lui.

Non ti ha mai incitato ad abortire?

Eccome. Mi ha pure accompagnata in un appartamento dalle parti di via Paolo Sarpi, ove praticano aborti illegali. Ma io sono scappata. E ricordandomi delle suore di Lagos, ho bussato ad un convento di Milano, chiedendo  aiuto.

Perché tua figlia si chiama Maria Adele?

Per riconoscenza ad una benefattrice del CAV, che si è presa cura della mia gravidanza e mi ha assunto come colf nella sua casa.

Come vedi il tuo futuro?

È nelle mani di Dio.

Sei credente?

Ho ricevuto il Battesimo con mia figlia. E ad aprile mi aspettano Confessione, Prima Comunione e Cresima.

Ti piace l Italia? 

Ho conosciuto molte persone generose. Mischiate a parecchi malintenzionati.

Maria Adele piange. È l’ora della poppata. Mentre mi congedo mi angoscia la visione di un’Europa sazia e disperata. Senza culle. Senza speranza. Senza fede e carità. Ma Dio sa colorare anche le storie più nere. Basta lasciarlo fare.

Gaetano            

2018-02-04T13:09:48+00:00