Il portico di Salomone e noi, i risorti

La Redazione

Nella liturgia del mercoledì di Pasqua, ascoltando la lettura degli Atti degli Apostoli, mi ha inchiodato questa frase: “Molti segni e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli. Tutti erano soliti stare insieme nel portico di Salomone; nessuno degli altri osava associarsi a loro, ma il popolo li esaltava…” (At 5,12ss).

Una folgorazione perché quelle parole è come se avessero risposto a una domanda che riemerge sempre, anche dopo anni di vita di fede: ma è proprio vero che Cristo è risorto? O meglio: come posso vedere nella vita che Cristo è risorto per me?

Se ripensiamo un attimo a quegli undici e a come hanno vissuto gli eventi della passione, morte e resurrezione di Cristo e poi dell’Ascensione e della Pentecoste si riesce a capire la risposta.

Se avessero affrontato tutto da un lato semplicemente umano non sarebbe rimasto nessuno. Tutti si sarebbero dispersi e ognuno sarebbe tornato alle proprie case e alle consuete occupazioni, risucchiati dal grigiore della vita. Una prova di questo sono i discepoli di Emmaus, così come ce la racconta l’evangelista Luca. Avevano preso parte alla tragedia che si era consumata in quei giorni a Gerusalemme; l’uomo su cui avevano puntato tutte le aspettative e le speranze giaceva inerme in un sepolcro. A loro non restava che tornarsene a casa, pieni di tristezza e di disperazione.

In quei casi, per evitare il peggio, non basta farsi coraggio né tantomeno rifugiarsi in un vuoto ottimismo né nei ricordi di un tempo passato. Si tira avanti come meglio si può, dentro un atroce cinismo.

A meno che non succeda qualcosa, qualcosa di inaspettato e di totalmente imprevisto.

Esattamente quello che è successo a quei due. Non solo ma anche agli altri undici e a tutti quelli che si ritrovavano sotto il portico di Salomone. Se i due di Emmaus ritornano a Gerusalemme, se gli undici e diversi altri si ritrovano sotto il portico di Salomone vuol dire che a loro è successo qualcosa che li ha portati lì, che continua a riportarli lì.

Cos’è questo qualcosa?

Non qualcosa ma Qualcuno che è ridiventato più presente di prima, più travolgente di prima e che è capace di riempire il cuore più di qualsiasi altro.

Anche oggi è possibile l’imprevisto, l’inaspettato; come allora. E il sintomo che accade è una vita che si riaccende.

2018-04-07T16:57:15+00:00