L’anno giubilare si aprirà con la solenne celebrazione di domenica prossima 16 dicem-bre alle ore 11.30 e terminerà il 17 dicembre del 2019.
Sarà un anno di grazia perché consentirà a tanti di accostarsi al sacramento della Confessione e di lucrare l’indulgenza plenaria alle solite condizioni previste dalla Chiesa: essere battezzati, visita al Santuario, recita del Credo e di un Pater, Ave e Gloria secondo le intenzioni del Papa, Confessione e Comunione entro gli otto giorni precedenti o seguenti. Ogni fedele può acquisire le indulgenze per se stesso o applicarle ai defunti (CCC 1471).
L’indulgenza plenaria consiste nella remissione totale della pena per i peccati commessi. La Confessione cancella la colpa ma non la pena. Per i meriti di Cristo e l’inter-cessione di Santa Rita possiamo essere liberati anche dalla pena e meritare così il Paradiso. È toccare con mano la misericordia di Dio che “non vuole la morte del pec-catore ma che si converta e viva” (cfr Ez 33).

Perché un anno giubilare

Il 17 dicembre 1939 il beato card. Ildefonso Schuster benediceva la prima pietra di quello che sarebbe stato il santuario di Santa Rita più grande d’Europa. Il vescovo di Milano volle proprio i padri agostiniani a reggere il santuario dedicato alla santa agostiniana più nota e pregata al mondo. Seguirono gli stenti e i drammi della guerra e portare a termine la costruzione sembrò impossibile: Ci vollero molti anni e sforzi, ma la santa degl’impossibili non smentì la sua fama e il suo santuario veniva finalmente dedicato dallo stesso card. Schuster il 2 maggio 1954. Celebri e indimenticabili le parole profetiche con cui lodava Dio per l’opera compiuta; chi le ricorda le riferisce così: «Vedo folle di giovani, donne e famiglie che accorrono a Santa Rita per imparare da lei la vita cristiana in famiglia…». S. Rita fu l’ultima chiesa consacrata dal beato arcivescovo.

Cresceva la folla di fedeli che implorava aiuto e benedizione a Dio per intercessione della Santa degl’impossibili, mentre di pari passo cresceva la popolazione e la periferia di Milano. La zona Barona, fatta di prati e cascine, divenne presto quartiere cittadino e la nuova popolazione necessitava di una casa “presso le case”: parrocchia. Fu il santo card. Giovan Battista Montini a conferire al santuario il titolo di parrocchia nel 21 ottobre 1959.

Benedetto perciò si scopre essere per noi l’anno 2019, ottantesimo anno dalla posa della prima pietra, sessantacinquesimo dalla consacrazione del santuario e sessantesimo dall’indizione della parrocchia. Trascorsi tutti questi anni, riconosciamo che tanta fede è stata coltivata ed accresciuta a Santa Rita, ma anche tanta cultura. Con il santuario è cresciuto il quartiere Barona e il bene apportato dalla presenza dei padri agostiniani si è diffuso anche in senso civico e morale.

Questi valori abbiamo voluto riscoprire e rafforzare oggi e per questo abbiamo ardito fare richiesta al preposto ufficio vaticano, tramite l’arcivescovo mons. Mario Delpini che subito ha appoggiato l’iniziativa, un anno giubilare. Il giorno 28 novembre la penitenzieria apostolica rispondeva assicurando l’intenzione di concedere l’indulgenza plenaria come richiesto dall’arcivescovo.

Che cos’è un giubileo

Sappiamo che il papa Bonifacio VIII indisse nel 1300 il primo Giubileo cattolico in Roma. Egli raccolse ed universalizzò l’ispirazione della “perdonanza” del suo predecessore il santo papa Celestino V che nell’Abbazia di Collemaggio volle dare la possibilità a tutti i fedeli di essere sollevati non solo dal peccato, ma anche dal peso della colpa e del suo ricordo. Recuperando l’istituzione ebraica del condono al cinquantesimo anno, che veniva annunciato dal suono del Jobel – da cui il nome “giubileo”, il vescovo e papa Celestino vide la possibilità del condono totale della pena – che potremmo identificare con quello che oggi comunemente chiamiamo “senso di colpa” – per tutti i fedeli. Dire Giubileo, dunque, comporta dire Indulgenza. Questa parola richiama immediatamente lo scandalo medievale denunciato e combattuto da Martin Lutero, ma di scandaloso allora fu la vendita, non certo la concessione delle indulgenze. Da papa Celestino V la Chiesa ha sempre mantenuto questa largizione di Grazia talmente felice e apportatrice di gaudio da chiamarsi Giubileo: anno di Grazia e di giubilo.

La Chiesa cattolica celebra ordinariamente il Giubileo – che nella fattispecie è chiamato anche “Romeo” perché legato alle Basiliche papali della città santa – ogni 25 anni. Tutti (i non giovanissimi) ricordiamo il grande Giubileo dell’anno santo 2000 celebrato da San Giovanni Paolo secondo e tutti certamente ricordiamo lo straordinario Giubileo della Misericordia voluto da Papa Francesco nel 2016. Si tratta in questi casi di eventi cattolici, universali, dell’Urbe e dell’Orbe. Non è però preclusa la possibilità che si possa indire periodi giubilari localmente, in occasione di eventi particolarmente significativi. Ecco che per la parrocchia Santa Rita di Milano l’anno 2019 è divenuto opportunità propizia per un giubileo.

Il «Giubileo familiare» a Santa Rita di Milano

Il titolo proposto per questo anno di Grazia è: «GIUBILEO FAMILIARE». La connotazione, dunque, è tutta sulla famiglia. Prima di tutto la grande famiglia dei devoti di Santa Rita e i tanti frequentatori del suo Santuario di Milano, una famiglia che celebra un anno giubilare non universale ma per l’appunto “familiare”, nella comunità parrocchiale. Ma immediatamente il pensiero si estende a tutte le famiglie, così come fu volere dell’iniziatore dell’opera, il card. Shuster. Tutte le famiglie trovino grazia, pace, sollievo, speranza in questo anno e rafforzino la fede per l’esempio e l’intercessione di Santa Rita. Qui, nella chiesa di Milano a lei dedicata e retta dai suoi confratelli agostiniani, Rita è particolarmente venerata e pregata quale patrona delle famiglie. La reliquia insigne che impreziosisce questa parrocchia ed è oggetto di venerazione di tanti fedeli è riconosciuta quale frammento del dito anulare, falange ove la santa portava l’anello e per questo, nel suo santuario di Milano, Rita sposa è invocata a patrocinio delle famiglie. In questo preciso periodo storico percepiamo forte ed irrinunciabile l’obbligo a riscoprire e rilanciare il primato insostituibile dei valori della famiglia, così come volle fortemente allora l’illuminato beato cardinale benedettino. Oggi ancor più di allora è cruciale ridare coraggio, speranza, dignità e potere alla famiglia.

Tutte le donne riscoprano il senso profondo e divino della femminilità, che rifulge nella storia e nelle vicende di Santa Rita e che spesso è sminuito o svilito dalla modernità. Tutti i figli imparino la vera obbedienza e la sana crescita nel bene e nella fede. Tutte le mogli ricevano la forza e la pazienza che solo l’amore vero ed eterno può dare per vincere le tante ed opprimenti fatiche del vivere quotidiano. Tutti i genitori apprendano la forza e la fiducia che trasmette la santa madre che tanto ha sofferto per il bene vero ed eterno dei suoi figli. Tutti i vedovi e le persone sole attingano consolazione e conforto dalla figura della santa della pace. Tutte le famiglie di religiosi e consacrati siano ispirate da Santa Rita nell’esercizio dei voti di castità, povertà e obbedienza.

«Giubileo familiare»: ogni pellegrino venga a riscoprire la sua dimensione familiare come costitutiva e sostrato della salvezza. Sia questo anno propizio per la riconciliazione in famiglia, per ritrovare e riapprezzare vera e duratura pace con tutti i parenti, sia occasione benedetta per perdonarsi e rasserenarsi nei confronti di esperienze negative o ricordi oppressivi, sia questo anno di Grazia un tempo concesso per guarire dal male e gioire del bene di ogni famiglia.

L’emblema

Ogni evento ha il suo “logo”. Quello del giubileo familiare rappresenta una rosa nata dalla pietra. L’evento che celebriamo è l’anniversario della posa della prima pietra e quindi in basso c’è un rettangolo che stilizza la prima pietra. Ma è un rettangolo aperto, non finito, perché “Ecclesia semper construenda est”: l’edificazione della casa di Dio non è mai completata e il lavoro nella vigna del Signore non è mai finito. Nella pietra la scritta è nei colori rosso e blu, i colori delle maglie delle squadre sportive di Santa Rita, e da sempre i colori con cui vengono raffigurati tradizionalmente le vesti iconografiche di Gesù e di Maria. Il blu rappresenta il nostro pianeta e le realtà della terra, mentre il rosso rappresenta il luogo mistico che è oltre i cieli e le realtà divine. L’accostamento dei due colori vuol dire l’avvicinamento della terra al cielo, dell’uomo a Dio.

Dalla pietra nasce appunto una rosa, come il sorgere del santuario di Santa Rita è stato un segno di vita per il quartiere Barona e per la città, che cresce in umanità; la pietra si fa viva.

Il gambo della rosa sta a significare la vita, la vita di Santa Rita come quella di ciascuno di noi, che cresce e si innalza.

C’è la fede nuziale, simbolo delle scelte della vita, la vocazione che caratterizza indelebilmente la vita del cristiano.

Più su si incontra una rosa: si sa bene che non c’è rosa senza spine e ogni vita porta con sé la sua spina, ma in Santa Rita essa è diventata partecipazione salvifica alla passione di Cristo e per quindici anni Santa Rita ha recato sulla fronte la stigmata che l’ha anche nella carne associata all’amore del Salvatore. In cima, il gambo si apre in due foglie. Esse sono i due stili di vita del cristiano, la vita laica e la vita consacrata, l’una è ordinata all’altra e Santa Rita le ha vissute entrambe, condizione familiare e religiosa.
La corolla della rosa disegna un vortice, un cerchio aperto che ricorda la Gloria che circonfonde il capo del Cristo Pantocratore mosaicato sul catino absidale della chiesa. Quella spirale è la maestà del Signore che fa grazia a tutti e a tutti è aperta.
La rosa è a forma di cuore, classico e universale simbolo d’amore ma anche in particolare dell’Ordine Agostiniano, di cui S. Rita fa parte. L’Ordine dei figli di Agostino, santo dottore rappresentato iconograficamente sempre con il cuore infiammato in mano, perché ha attinto la sapienza dal cuore di Gesù e la Parola di Dio ha vulnerato il suo cuore e lo ha acceso di carità.

La Porta

Ogni giubileo è da sempre legato all’apertura della Porta Santa; sia in senso reale e concreto – poiché il papa apre l’anno santo spalancando materialmente la porta santa – sia in senso simbolico, in quanto l’apertura della porta santa costituisce l’atto più solenne che nell’immaginazione collettiva sintetizza in sé l’intero Anno Santo. Già nella Parola di Dio, la porta ha un valore straordinario di significato. Il Salmo 118 recita: “Apritemi le porte della giustizia”, e questo versetto viene pronunciato dal Papa mentre percuote la Porta Santa affinché si spalanchi. Ecco che nella comprensione neotestamentaria che ci ha offerto Cristo Gesù, la giustizia è identificata con la Grazia che il Figlio incarnato viene a portarci e la porta della giustizia è riconoscibile nel suo sacro cuore carico di misericordia. Il concetto di porta, inoltre, Gesù lo ha attribuito a se stesso. Cristo si proclama la via di accesso alla vera conoscenza del Padre e alla vera vita che solo il Dio creatore è in grado di offrirci. «Io sono la porta delle pecore» (Gv 10,7). Dicendo questo, Gesù, unico vero buon pastore, si propone come autentico rivelatore del Padre e, perciò, unico salvatore. La vera gioia non ingannevole né fuggevole è data dalla reale conoscenza del volto paterno di Dio e può avvenire solo attraverso Gesù, per questo Egli è la porta. Già nel secondo secolo, Papa Clemente scrive: «La porta della giustizia è Cristo. Beati sono quelli che vi entrano e dirigono il loro cammino nella santità e nella giustizia. Ciascuno sia fedele, sia saggio, sia puro nelle opere. Tanto più occorre che sia umile» (lettera ai Corinzi di Clemente I papa).

Poiché tanto forte è il collegamento ideale e reale tra giubileo e porta santa, nella parrocchia di Santa Rita in questo anno giubilare abbiamo voluto riproporre il simbolo della porta. Si tratta propriamente di un simbolo evocativo e non di una reale porta santa, poiché questa è esclusiva riservata alle quattro basiliche papali di Roma. Il pellegrino che viene a Milano ed entra in Santa Rita trova in fondo alla chiesa una porta che potrà attraversare con fede e devozione, pregando se vuole con l’aiuto dei testi che gli sono proposti, per richiamare la sua mente e il suo cuore alla bontà misericordiosa del Dio di Gesù Cristo che per tutti i suoi figli apre le porte della giustizia perché ha il potere di conferire nuova giustizia perfino al peccatore, che non ne ha di propria.

L’ingresso nella chiesa attraverso il segno della porta giubilare stimola a riconoscere l’edificio sacro come segno della Chiesa universale, il luogo di convergenza e di accoglienza di tutti i popoli, il simbolo dell’edificio spirituale che è luogo di preghiera per tutti i popoli, nella certezza che quelle pietre con cui si costruisce la dimora di Dio in mezzo agli uomini rappresentano ogni battezzato che partecipa alla costruzione del regno di Dio sulla terra. San Pietro apostolo – che ha ricevuto da Gesù l’appellativo di pietra su cui il Messia avrebbe edificato il suo Regno – riconosce in Cristo la vera roccia su cui si edifica la Chiesa dei viventi e scrive ai suoi: «Avvicinandovi a lui, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo» (1Pt 2,4-5). Ignazio di Antiochia, nella lettera agli Efesini, afferma: “Voi siete pietre del tempio del Padre, elevate con l’argano di Gesù Cristo che è la Croce, usando come corda lo Spirito Santo. La fede è la vostra leva e la carità la strada che conduce a Dio”.

L’Indulgenza

Il perdono di Dio per i nostri peccati non conosce confini. Nella morte e risurrezione di Gesù Cristo, Dio rende evidente questo suo amore che giunge fino a distruggere il peccato degli uomini. Lasciarsi riconciliare con Dio è possibile attraverso il mistero pasquale e la mediazione della Chiesa. Dio quindi è sempre disponibile al perdono e non si stanca mai di offrirlo in maniera sempre nuova e inaspettata. Noi tutti, tuttavia, facciamo esperienza del peccato. Sappiamo di essere chiamati alla perfezione (cfr. Mt 5,48), ma sentiamo forte il peso del peccato. Mentre percepiamo la potenza della grazia che ci trasforma, sperimentiamo anche la forza del peccato che ci condiziona. Nonostante il perdono, nella nostra vita portiamo le contraddizioni che sono la conseguenza dei nostri peccati. Nel sacramento della Riconciliazione Dio perdona i peccati, che sono davvero cancellati; eppure, l’impronta negativa che i peccati hanno lasciato nei nostri comportamenti e nei nostri pensieri rimane. La misericordia di Dio però è più forte anche di questo. Essa diventa indulgenza del Padre che attraverso la Sposa di Cristo raggiunge il peccatore perdonato e lo libera da ogni residuo della conseguenza del peccato, abilitandolo ad agire con carità, a crescere nell’amore piuttosto che ricadere nel peccato. (dalla Bolla “Misericordiae Vultus” di papa Francesco per l’indizione del Giubileo della Misericordia 2016)

Le Indulgenze sono la remissione dinanzi a Dio della pena temporale meritata per i peccati, già perdonati quanto alla colpa, che il fedele, in determinate condizioni, acquista, per se stesso o per i defunti mediante il ministero della Chiesa, la quale, come dispensatrice di redenzione, distribuisce il tesoro dei meriti di Cristo e dei Santi. (Compendio del Catechismo della Chiesa cattolica, n. 312; vedi anche Penitenzieria Apostolica, Il dono dell’Indulgenza)

La pratica delle Indulgenze va intesa come espressione e attuazione della misericordia di Dio, che aiuta i suoi figli a cancellare le pene dovute ai loro peccati, ma anche e soprattutto a spingerli verso un maggior fervore di carità.

Le indulgenze sono strettamente connesse con il Sacramento della Penitenza, in quanto queste sono la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa col sacramento della Penitenza.

 L’indulgenza si ottiene mediante la Chiesa, e può essere parziale o plenaria; può essere applicata a sé e anche ai defunti.

Per ottenere l’indulgenza plenaria annessa è necessario visitare la chiesa recitando un Padre Nostro e il Credo e adempiendo le seguenti tre condizioni: confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice. Si richiede inoltre che sia esclusa qualsiasi affezione al peccato anche veniale.

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